Nata il 31 agosto del 1870 a Chiaravalle (Ancona), Maria Montessori nel 1896, a 26 anni, è la terza donna italiana a laurearsi in medicina e successivamente si specializza in neuropsichiatria.
Partecipa alle prime lotte femministe e si dedica alla drammatica situazione dei bambini disabili, chiamati allora “oligofrenici” e riesce a sollevare l’interesse nazionale, proponendo l’importanza di un intervento più educativo che medico.
nel 1897 partecipò al Congresso Nazionale di Medicina, svoltosi a Torino, denunciando le responsabilità della società nei confronti della delinquenza minorile. Responsabilità che individuò nella mancanza di cure ed assistenza verso i bambini ritardati e disturbati da lei identificati come potenzialmente a rischio (che qui definiamo fragili). Per questo sostenne che l’attenzione dovesse essere posta sulla ricerca delle cause della delinquenza al fine di poter svolgere interventi preventivi, orientati sulla rilevanza sociale e pedagogica dei fattori determinanti. Il suo intervento al Primo Congresso Pedagogico di Torino, svoltosi a settembre del 1898, Montessori propose azioni «per redimere ed educare i bambini che, per speciali caratteri degenerativi, non possono trarre profitto dalla scuola comune», e chiedeva che venissero istituite classi aggiunte presso le scuole elementari ove raccogliere i bambini difficili, mentre per i deficienti più gravi suggeriva la creazione di istituti medico-pedagogici, annessi ai manicomi provinciali. Entrambe queste iniziative, raccolte da eminenti rappresentanti dello Stato, richiedevano un’adeguata formazione dei maestri e dei professori di pedagogia.
Foto dell'Ospedale Psichiatrico di Gorizia, nel 1958, nelle condizioni trovate da Franco Basaglia, quando ne divenne direttore
Il monello: film muto del 1921 scritto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin
La proposta di Montessori per l’educazione dei bambini fragili, viene ribadito nello scritto dal titolo “Miserie sociali e nuovi ritrovati della scienza” 1898.
I motivi sociali erano connessi al fatto che con il progredire della modernizzazione i bambini fragili avevano sempre più difficoltà ad adattarsi al mondo in continua crescita, che richiedeva sforzi maggiori di adattamento. Vi era quindi un’origine sociale, ambientale e storica del disagio mentale, sia nei termini di sollecitazioni a cui i bambini più deboli non riuscivano a rispondere, sia perché le condizioni di vita erano spesso pessime: situazioni igieniche precarie, miseria fisica e morale, tutti elementi che contribuivano «ad imprimere maggiormente le note degenerative» .
In buona sostanza Maria Montessori, sul finire del secolo XIX, sosteneva che la scuola non era in grado di accogliere i bambini fragili e che i maestri non erano preparati ad insegnare a bambini degenerati e utilizzavano metodi pedagogici tradizionali che, essendo inadatti, finivano con il ridursi unicamente alla punizione, al castigo e dunque all’allontanamento dall’istituzione scolastica che falliva proprio dove il suo intervento sarebbe stato essenziale .
«La riforma che s’impone -sottolinea ancora la dottoressa nell’Antropologia pedagogica- è quella della scuola e della pedagogia, che ci conduca a proteggere nel loro sviluppo tutti i bambini, compresi quelli che si dimostrano refrattari all’ambiente della vita sociale» .
La battaglia per la rieducazione dei bambini fragili e l’accettazione della diversità era all’inizio, mentre la proposta della loro “separazione” rappresenta l’avvio del percorso di consapevolezza e di accoglienza che Maria Montessori ha praticato per tutta la vita.
In Miserie sociali e nuovi ritrovati della scienza la studiosa soffermandosi sul suo lavoro afferma che «la base su cui si fonda l’opera meravigliosa di educare gli idioti è questo principio: ricercare ciò che sussiste in loro e utilizzare tutte le risorse, anche minime per guadagnare il più possibile» .