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Maria Montessori per le persone fragili

Che cosa è la nostra civiltà? È un progressivo aiuto per render facile all'uomo l'adattamento al suo ambiente? Se è così, chi fa un cambiamento di ambiente più improvviso e più radicale di quello del bambino che nasce? Ed invece, quali cure ha creato la nostra civiltà per aiutare il neonato? Per quell’essere che deve sottostare all’adattamento più difficile passando improvvisamente, col nascere, da un'esistenza ad un’altra? | Ci dovrebbe essere perciò nella storia della civiltà umana una pagina prima di tutte le altre, che dovrebbe raccontare che cosa fa l’uomo civile per aiutare chi nasce ad adattarsi ad un ambiente del tutto diverso. Invece non c’è nulla: la prima pagina del libro della vita si deve ancora scrivere, poiché nessuno ha cercato di scoprire le esigenze del nuovo essere umano. | Eppure l’esperienza ci fa coscienti di una terribile verità: che i mali della prima infanzia li portiamo con noi per tutto il resto della vita. 
Maria Montessori, Il bambino in famiglia 1956
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Nata il 31 agosto del 1870 a Chiaravalle (Ancona), Maria Montessori nel 1896, a 26 anni, è la terza donna italiana a laurearsi in medicina e successivamente si specializza in neuropsichiatria.

Partecipa alle prime lotte femministe e si dedica alla drammatica situazione dei bambini disabili, chiamati allora “oligofrenici” e riesce a sollevare l’interesse nazionale, proponendo l’importanza di un intervento più educativo che medico.

nel 1897 partecipò al Congresso Nazionale di Medicina, svoltosi a Torino, denunciando le responsabilità della società nei confronti della delinquenza minorile. Responsabilità che individuò nella mancanza di cure ed assistenza verso i bambini ritardati e disturbati da lei identificati come potenzialmente a rischio (che qui definiamo fragili). Per questo sostenne che l’attenzione dovesse essere posta sulla ricerca delle cause della delinquenza al fine di poter svolgere interventi preventivi, orientati sulla rilevanza sociale e pedagogica dei fattori determinanti. Il suo intervento al Primo Congresso Pedagogico di Torino, svoltosi a settembre del 1898, Montessori propose azioni «per redimere ed educare i bambini che, per speciali caratteri degenerativi, non possono trarre profitto dalla scuola comune», e chiedeva che venissero istituite classi aggiunte presso le scuole elementari ove raccogliere i bambini difficili, mentre per i deficienti più gravi suggeriva la creazione di istituti medico-pedagogici, annessi ai manicomi provinciali. Entrambe queste iniziative, raccolte da eminenti rappresentanti dello Stato, richiedevano un’adeguata formazione dei maestri e dei professori di pedagogia.

2nd November 1946: The founder of the Montessori Schools, Maria Montessori (1870-1952) in a classroom in Acton, London with a group of children. Original Publication: Picture Post - 4244 - The Woman Who Made School Fun - pub. 1946 (Photo by Kurt Hutton/Picture Post/Getty Images)
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Foto dell'Ospedale Psichiatrico di Gorizia, nel 1958, nelle condizioni trovate da Franco Basaglia, quando ne divenne direttore

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Il monello: film muto del 1921 scritto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin

La proposta di Montessori per l’educazione dei bambini fragili, viene ribadito nello scritto dal titolo “Miserie sociali e nuovi ritrovati della scienza”  1898. 

I motivi sociali erano connessi al fatto che con il progredire della modernizzazione i bambini fragili avevano sempre più difficoltà ad adattarsi al mondo in continua crescita, che richiedeva sforzi maggiori di adattamento. Vi era quindi un’origine sociale, ambientale e storica del disagio mentale, sia nei termini di sollecitazioni a cui i bambini più deboli non riuscivano a rispondere, sia perché le condizioni di vita erano spesso pessime: situazioni igieniche precarie, miseria fisica e morale, tutti elementi che contribuivano «ad imprimere maggiormente le note degenerative» . 

In buona sostanza Maria Montessori, sul finire del secolo XIX, sosteneva che la scuola non era in grado di accogliere i bambini fragili e che i maestri non erano preparati ad insegnare a bambini degenerati e utilizzavano metodi pedagogici tradizionali che, essendo inadatti, finivano con il ridursi unicamente alla punizione, al castigo e dunque all’allontanamento dall’istituzione scolastica che falliva proprio dove il suo intervento sarebbe stato essenziale . 

«La riforma che s’impone -sottolinea ancora la dottoressa nell’Antropologia pedagogica- è quella della scuola e della pedagogia, che ci conduca a proteggere nel loro sviluppo tutti i bambini, compresi quelli che si dimostrano refrattari all’ambiente della vita sociale»  . 

La battaglia per la rieducazione dei bambini fragili e l’accettazione della diversità era all’inizio, mentre la proposta della loro “separazione”  rappresenta l’avvio del percorso di consapevolezza e di accoglienza che Maria Montessori ha praticato per tutta la vita. 

In Miserie sociali e nuovi ritrovati della scienza la studiosa soffermandosi sul suo lavoro afferma che «la base su cui si fonda l’opera meravigliosa di educare gli idioti è questo principio: ricercare ciò che sussiste in loro e utilizzare tutte le risorse, anche minime per guadagnare il più possibile» . 

Il rapido e forte impulso che gli studi positivi hanno avuto in questi ultimi tempi, non solo per indagare le cause, ma più per trovare i rimedi dei molti mali che affliggono la società e l'individuo, ha portato alla felice risoluzione d'alcuni dolorosi problemi sociali. Tra questi uno più degli altri è altamente civile: quello che tende alla rigenerazione dei degenerati. La scienza, dopo avere studiato le cause varie delle degenerazioni o degli arresti di sviluppo e avere scoperto che in alcuni casi si possa arrivare fino al delitto, sa ora stendere la mano a quegli infelici condannati alla esistenza più misera e mantenerli nel consorzio civile. Gl’istituti speciali pel trattamento dei frenastenici hanno una storia recente, ma brillantissima ed in rapida propagazione, che tende alla riabilitazione intellettuale e morale dei fanciulli deficenti.
Maria Montessori Incipit di “Miserie Sociali e nuovi ritrovati della Scienza” 1898